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É sempre fonte di nuovo stupore il constatare con quanto candido semplicismo la stragrande maggioranza delle persone affronta i problemi del sommo governo del pianeta. Poche idee, semplici, ma riduttive ed adeguatamente strampalate: frasi ad effetto e slogan totalmente disancorati dalla realtà.
Realtà che é vistosamente differente, ma per comprenderla occorre innanzitutto possedere una sano, robusto e realistico buon senso e rimuovere accuratamente ogni cascame ideologico che ottunde la mente. Allora il quadro risulta essere estremamente semplice. In questo post ne tratteggeremo alcune caratteristiche salienti, tanto da rendere l’idea.
1. Anatomia del Potere. “The power that be” dicono i nostri amici anglosassoni. Il potere affonda la sue radici su alcune solide basi:
1a. la disponibilità, diretta od indiretta ma pur sempre reale, di mezzi e risorse;
1b. la rete delle conoscenze personali, dirette od indiretta ma sempre raggiungibili;
1c. visione strategica della realtà.
1d. capacità di individuare collaboratori e soci su base meritocratica.
Il vero uomo di potere é colui che ha, e che sa gestire, risorse adeguate ai suoi fini. Questi fini non saranno mai la massimizzazione dei guadagni, come pensano gli sprovvidi, bensì la sopravvivenza nell’agone economico: prima ci si deve essere e sopravvivere, quindi si può parlare di guadagno. Ne discende che l’uomo di potere agisce in un’ottica temporale costantemente improntata al lungo termine, strategica, ove le mosse estemporanee si collocano come ben orchestrati tasselli di un puzzle.
Le capacità economiche e finanziarie sarebbero però del tutto inutili e, spesso, indifendibili, se non fossero associate ad un’adeguata rete di conoscenze personali, dirette. Questo network non si improvvisa. Più ampio è l’orizzonte spazio-temporale e più precoce deve essere la preparazione e la possibilità di contatti del futuro uomo di potere: per capirsi, tranne casi davvero rari, fin dall’infanzia. Il rampollo più dotato deve essere in grado di essere ammesso nelle più selettive Università: Harvard, Yale, Oxford, etc. Non è solo questione di istruzione ma anche di contatti con quella che sarà la futura classe dirigente. Similmente, più il rampollo viene da un casato potente, più deve essere immerso fin dall’infanzia nel clima cosmopolita e globale nel quale sarà poi chiamato ad operare. Fin da bimbo deve sentir parlare, ricevere spiegazioni, saper connettere su scala globale. I problemi di Timor Est gli devono esser famigliari e collegati a quelli dell’Angola e di Shangai. I rampolli mal riusciti hanno altre destinazioni: é la differenza tra John e Lapo Elkan. Non che il secondo abbia scarsa preparazione, ma il primo lo surclassa. Michelangelo non sarebbe diventato quello che fu se non fosse stato famiglio di Lorenzo.
Il potente si contraddistingue facilmente per la capacità che ha di comprendere immediatamente chi ha davanti, dalla maestria di individuare con uno sguardo le persone abili ed utili.
Un volta diventato operativo sotto la guida dei migliori maestri, il potente deve entrare negli ambienti adeguati per conoscere e farsi conoscere. Al contrario della comune credenza, entrare in quegli ambienti non è questione solo di ricchezza, é necessaria ma non sufficiente: è questione di questa unita alla congrua mentalità. Non si compra l’ingresso: avviene per cooptazione. Nessun ambiente si lascia facilmente penetrare e maggiore è il livello più stretta è la cerchia. No idiot.
I veri Club che contano sono per lo più ignoti alla massa: non amano la visibilità e fanno di tutto per scomparire nell’anonimato, ma i veri potenti passano presto o tardi tutti da Villa Lovelace, anche se solo pochi vi sono effettivamente di casa. Il vero potente è invisibile. Saranno i suoi esecutivi a prendersi carico di gestire la popolarità tra le masse. Il Presidente degli Stati Uniti resta in carica quattro anni, otto se rinnovato. I presidenti passano, i potenti restano. I potenti mettono in grado i loro scudieri di diventare presidenti di qualcosa, gli Stati Uniti, l’Unione Europea, Goldman Sachs e così via. Ma gli amministratori delegati, i Ceo e così via, passano, mentre i potenti restano. Se si volesse cercare di capire cosa sia in realtà un potente, occorrerebbe capire che anche queste cariche prestigiose sono feudi concessi, certo, con un qualche potere, ma sono sempre infeudati.
2. Il quadro che muta. Nulla é stabile, tutto diviene. Così la mappa del potere. Se è difficile entrare nel Club dei potenti, è oltremodo facile uscirne. Anche per problemi di salute. I frequentatori di Villa Lovelace cambiano nel tempo, recentemente si é aggiunto Guan Jianzhong, uomo di tutto rispetto. Ecco perché il potente ha sempre a cuore il proprio lignaggio, inteso nel senso medievale del termine: lui vive in un’enclave culturale, in cui ammette, sempre per cooptazione quanti siano a lui culturalmente affini e fedeli nella persona. E’ il lignaggio che permette di sopravvivere, di poter quindi fare progetto proiettati a lungo nel tempo. I detentori del potere vivono in una situazione di equilibrio dinamico: o lo si stermina o ci si accorda con l’avversario, con il concorrente attuale o futuro. I sergenti son carne da macello. Accordarsi è sempre più conveniente che combattere. Ecco dove si dispiega l’acume del potente. Nel saper individuare i potenti emergenti e stringere quindi accordi reciprocamente vantaggiosi. Nulla vieta quindi che il potente abbia due proprietà subalterne in concorrenza anche feroce tra di loro: é sempre lui a dirigere le danze. Ed ad affacciarsi sul proscenio mondiale possono essere realtà variegate, ma non per questo trascurabili o da trascurarsi. Certo, la Cina o la Federazione Russa, ma ben di più la mafia cinese o quella russa. I governi passano ed hanno agire più o meno obbligato: le mafie sono lignaggi e sono di prassi disinvolte.
3. I Club. Per spiegarci meglio con un esempio di miserabile bottega nostrana, in Italia chi non é raccomandato non val nulla. Non appartiene ad un Club che lo instradi e protegga: certo, qualcosa gli verrà ben chiesto, ma certamente non si tirerà indietro dal ricambiare un favore. Così le organizzazioni, a partire dai circoli ricreativi, salendo ai Rotary od ai Lyons, oppure ai bassi livelli della massoneria. I quadri bassi cercano contati e raccomandazioni, i quadri alti si adeguano alla filosofia di vita del lignaggio cui sono cooptati. La Bilderberg ha un elenco pubblico di persone ammesse al suo interno, ma l’interno è riservato: non segreto, ma discreto. Ma anche Bilderberg é uno strumento che suona la musica di uno spartito non suo.
Un esempio. Warren Buffet detiene 17% delle azioni di Moody’s tramite il fondo Berkshire Hathaway. I Lovelace posseggono il Capital World Investors di Los Angeles, che detiene il 12% delle azioni di Moody’s e che, essendo a sua volta azionista di riferimento al 12% della McGraw Hill, controlla tramite questa Standard & Poor’s. I Lovelace e Buffet sono in ottimi rapporti, per ora, con Mr. Barack Obama e con Goldman Sachs, ma si sono anche molto avvicinati alla dirigenza della Dagong di Guan Jianzhong. Cosa c’entra tutto questo?
Semplice. I rating sono giudizi che le agenzie esprimono sulle capacità di un soggetto emittente (azienda o Stato) di ripagare il debito contratto con il mercato. Delle oltre cento agenzie di rating contano solo Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings: le prime due coprono l’80% del mercato, la terza il 15%. I giudizi che esprimono ogni anno riguardano emissioni per un ammontare superiore a 30mila miliardi di dollari. Hanno entrate da capogiro: Standard & Poor’s e Moody’s fatturano, in media, circa 8 miliardi di dollari all’anno. Questo solo con le emissioni e solo per le società di rating, ma queste son solo una piccola porzione del potere.
4. Dove andremo? Semplice. L’epoca del consenso è finita. Il suffragio universale non è più governabile in un’epoca di informatizzazione: sarà quindi questa a governare le genti. Il programma appare vividamente lucido nel magistrale pezzo del Grande Inquisitore nei Fratelli Karamazov. Ed adesso si appresta ad attuarsi in tutta la sua potenza, come ben ci descrive, leggendolo tra le righe con intelletto, l’ESPAS (European Union Institute for Security Studies) nel suo report Global Trends 2030, cui rimandiamo i Signori Lettori.
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