lunedì 23 maggio 2011

Dati aperti e facilmente accessibili

Mettere a disposizione tutti i dati prodotti da una pubblica amministrazione in una forma che ne consenta un pieno utilizzo in modo automatico da parte di applicazioni software. I dati possono essere usati come base per fornire servizi a valore aggiunto per i cittadini e le imprese.E’ una vera e propria rivoluzione copernicana digitale:  al centro non ci sono più le applicazioni, ma i dati. E i dati non sono isolati, ma collegati e inseriti in un contesto.

Anche in Italia le PA producono una enorme quantità di informazione in formato digitale, e tuttavia spesso si tratta di informazioni difficilmente accessibili. Questo dipende anche dal fatto che nel nostro paese mancano linee guida 
omogenee che ne disciplinino l’uso e il riuso in ambiti diversi da quelli
 d’origine.
Ci sono però ampi margini perché ciò sia possibile, primo tra tutti l’art. 1 della legge 241/1990, fondamentale riforma sul procedimento amministrativo e sul diritto di accesso ai documenti amministrativi che sancisce il valore giuridico della trasparenza.

I benefici per i cittadini sono molti:
  • Tantissimi nuovi servizi a disposizione  (creati dalle PA ma anche da aziende e dagli stessi cittadini)
  • Aumento delle opportunità per essere informati  (è come aprire migliaia di nuove biblioteche)
  • Partecipazione attiva  (diritti ma anche responsabilizzazione)

Lo stato trasparente


Francesca Di Donato, . Linked Open Data e cittadinanza attiva

Questo libro ricostruisce una storia assai recente e in continua evoluzione: quella del movimento Open Government Data, che, partito dal basso, ha avuto il primo importante impulso in virtù della dottrina Open Government promossa dall'amministrazione Obama e si sta gradualmente diffondendo nelle democrazie occidentali.
Spiega, inoltre, che cosa sono gli Open Government Data e quali siano i requisiti che permettono di definire i dati aperti; approfondendo in particolare il tema dei Linked Data, così da rendere i dati realmente comprensibili ai cittadini tramite applicazioni software sviluppate ad hoc.

domenica 22 maggio 2011

Berlusconi è ormai la caricatura di se stesso

I video messaggi in stile Mubarak - Gheddafi non è pensabile che siano "efficaci" per ribaltare situazioni elettorali disastrose.
  
Giuliano Ferrara dice sul giornale di oggi: ''Va bene che Enzo Biagi faceva i suoi show elettorali con Benigni per bastonare il Cavaliere sotto elezioni quando era capo dell'opposizione, ma quale esperto di marketing politico ha suggerito al premier di presentarsi in tutti i tg come un propagandista, di diminuire la sua autorita' e credibilita' di presidente del Consiglio e di leader del partito di maggioranza relativa di una grande nazione occidentale con discorsi da bettola strapaesana?  (..) Chiunque conosca Berlusconi e la storia del berlusconismo sa quel che manca a questo punto della parabola: mancano la sicurezza di se', un minimo di ottimismo, la capacita' originaria di sfidare le convenzioni (..) manca il Berlusconi ilare e sapido che disintegra ogni forma di conformismo. 
Vedo in questa deriva la vittoria dell'avversario di tutti questi anni e di quelle piu' incarognito e miserabile. Farsi simili alla caricatura di te e' il peggiore errore politico per un leader politico''.
    
Lunedi 30 maggio insieme ai seggi dei ballottaggi si chiuderà anche la carriera politica di Silvio Berlusconi.
Trascinarla oltre sarà sempre piu improbabile ed anche la lega dovrà valutare lo stacco della spina come male minore.

sabato 21 maggio 2011

Università pubblica, senti che bel rumore

L’università italiana è chiamata in questi mesi a confrontarsi con una riforma che, presentata come un passaggio decisivo e improcrastinabile verso la modernizzazione, in realtà costituisce un’occasione mancata per rendere gli atenei e la ricerca davvero competitivi a livello europeo. Il potere dei “baroni” rimane immutato, mentre vengono colpite le radici stesse di un’università pubblica, libera e aperta. Una controriforma che ha spinto per la prima volta diverse categorie del mondo universitario, soprattutto quelle più penalizzate, a confrontarsi a viso aperto per trovare una reazione comune che non fosse solo di difesa ma anche di proposta. Questo volume è il primo scritto a più mani dai protagonisti della mobilitazione: ricercatori, precari della ricerca, studenti. Nella prima parte, dieci interventi si misurano con alcuni dei nodi più significativi con i quali il sistema universitario dovrebbe fare i conti, individuando gli aspetti critici preesistenti alla nuova legge, analizzando gli elementi di novità introdotti dalla riforma, proponendo modelli alternativi. Nella seconda parte si tenta di restituire alcune delle tappe di un anno vissuto con grande intensità: esperienze nazionali e locali, sguardi diversi e complementari, costruzione di nuove forme di comunicazione e protesta. Un esercizio di memoria collettiva ma anche un inventario di buone cose, un’eredità con cui misurarsi mentre si cerca di contenere gli effetti negativi della riforma, costruendo nel frattempo una prospettiva per un futuro diverso e il più vicino possibile.


     

venerdì 20 maggio 2011

Terre rare

La questione delle terre rare ha maggiore rilevanza internazionale rispetto alle acque, ma con eguali  ed urgenti implicazioni interne per le grandi potenze industriali ed economiche, quella americana in testa. Il mancato controllo di queste materie strategiche ( di cui gli Stati Uniti sono il terzo consumatore, dopo Cina e Giappone ) potrebbe finire per compromettere il settore trainante, tra l’altro l’unico rimasto, dell’economia statunitense, ossia quello informatico e dell’alta tecnologia che investe, in particolar modo, l’industria di componenti militari, quello delle comunicazioni, ma anche quello dell’economia “verde”, ossia quella legata all’energia rinnovabile.
Non è un caso che, come per le acque, anche l’accaparramento di questi metalli si sia innalzato, per gli Stati Uniti, a priorità per la loro sicurezza nazionale, come riconosciuto da un rapporto redatto per il Congresso nell’autunno del 2010.
L’impatto  di questi metalli sull’economia internazionale è impressionante: le industrie al mondo che necessitano delle terre rare rappresentano il 5% del Pil, con una domanda che, negli ultimi dieci anni, è triplicata, proprio grazie all’impulso dato dai motori verdi. Ma ad esse sono anche strettamente legate le produzioni di componenti dell’industria bellica: dal lantanio dipendono i visori notturni, dal neodimio i sistemi a guida laser e le comunicazioni in genere, dall’europio i sistemi di illuminazione e i monitor, dall’erbio i sistemi di trasmissione in fibra ottica, dal samario i magneti resistenti alle alte temperature e i veicoli guidati a distanza e tutto ciò che riguarda la tecnologia stealth.
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continua a leggere il post "Terre rare e il dominio della Cina. Il sistema produttivo occidentale a rischio" a cura di Germana Tappero Merlo

martedì 17 maggio 2011

Ferrante aveva preso piu voti di Pisapia

Nelle scorse elezioni comunali di Milano del 28 maggio 2006 FERRANTE BRUNO aveva preso 319.487 voti mentre PISAPIA GIULIANO nelle elezioni del 15 maggio 2011 ha preso 315.862.
I votanti del maggio 2011 sono stati 673.185 mentre nel 2006 erano 695.912.
La vera differenza è stata fatta in negativo dalla Moratti che da 353.410 del 2006 ha perso 80.000 voti passando ai 273.401 del 2011

lunedì 16 maggio 2011

DESERTEC

Il progetto DESERTEC è stato sviluppato da una rete di politici, scienziati ed economisti provenienti da tutto il Mediterraneo, da cui è nata la Fondazione Desertec.



La scelta delle migliori posizioni offre i maggiori benefici nella lotta al riscaldamento globale 
Nel 2009 è nato il consorzio tedesco di imprese (ma include anche Deutsche Bank) chiamato Desertec Foundation, con l'obiettivo di produrre nei deserti Mena il 15% del fabbisogno energetico euroccidentale (con la creazione di una rete di centrali elettriche e infrastrutture per inviare energia elettrica a lunga distanza) ma anche, bontà loro, una significativa porzione di energia per il consumo interno dei paesi produttori (che con i loro enormi problemi idrici, avrebbero molto bisogno di energia anche per dissalare l'acqua di mare). Lo slogan è: «I deserti del mondo ricevono in sei ore dal Sole più energia di quanta gli umani ne consumino in un anno». Ottimistico: certo la costruzione della tecnologia solare richiede essa stessa energia e materie prime, quindi la potenzialità energetica dei deserti si tradurrebbe nel reale solo parzialmente. E poi parliamo di sola energia elettrica. Nondimeno, le potenzialità (e il business) paiono enormi.