sabato 9 maggio 2009

Innovare, ma non da soli

Primo errore: che l'innovazione serva a cambiare. Quando le cose vanno male, in effetti, si fa un grande parlare di innovazione, che tuttavia proprio in quel momento deve fare i conti con le condizioni più difficili, con la carenza di risorse, con la mancanza di lucidità, con la scarsità di tempo. L'innovazione serve a cambiare solo se si sta già cambiando, se non si rema contro, se non si fa di tutto per non cambiare.

Secondo errore: che l'innovazione concerna questo o quel settore produttivo, questa o quella struttura organizzativa, questa o quella componente della pubblica amministrazione. Non c'è innovazione possibile, o meglio non c'è innovazione che possa contribuire davvero a cambiare qualcosa, che non sia una innovazione di sistema, che non riguardi tutti gli aspetti che convergono non soltanto nell'attività economica, ma soprattutto nelle funzioni della convivenza.

Terzo errore: che l'innovazione debba insistere sull'offerta, allo scopo di migliorare prodotti o servizi, mentre possa trascurare la domanda. Se anche la domanda non viene innovata, se non si forma acquisendo le stesse caratteristiche innovative dell'offerta, tutto si blocca alle soglie del magazzino o dello sportello. Se l'utente non sa come usare al meglio ciò che gli viene proposto, invece di aumentare la sua soddisfazione, se ne accresce la frustrazione e la reazione.

Quarto errore: che l'innovazione sia una bandiera, qualcosa che si possa sventolare per difendere le posizioni acquisite. C'è innovazione se e solo se l'intero sistema è disponibile a mettersi in discussione, anche se dovessero mutarne gli equilibri interni, anche se il potere di innovare dovesse passare di mano.

 

Innovazione come progetto, innovazione come sistema, innovazione come interfaccia, innovazione come cultura: quattro aspetti innovativi dell'innovazione che sono oggi, nel bene e nel male, alla base della riflessione non soltanto sull'innovazione, ma sull'intero contesto in cui l'innovazione dovrebbe esplicitarsi, orientarsi, implementarsi.

I limiti della tecnologia, anche di quelle tecnologie che sembravano virtualmente illimitate come le tecnologie elettroniche e informatiche, si scontrano con la pretesa di trasformare il mondo in un sistema calcolabile, senza tenere conto di ciò che conta e di ciò che non conta. Le scelte energetiche che si stanno facendo a favore delle energie verdi, si scontrano con quella che banalmente si potrebbe definire la loro logistica, le reti per portarle lontano, ma anche le abitudini di vita, dalla edilizia al risparmio nei consumi, che la gente dovrebbe adottare perché quelle energie innovative risultino efficaci. Infine, la ricerca sul genoma, il luminoso e oscuro orizzonte della nostra vita, quello in cui potremmo maggiormente sperare di risolvere tanti vitali misteri della vita, si scontra con il fatto che quanto dai da una parte, in termini di conoscenza, togli dall'altra, in termini di economicità e di affidabilità.

Insomma, se una volta si raccomandava di guardarsi le spalle, oggi si dovrebbe raccomandare di guardare davanti, là dove le cose cambiano, spesso senza neppure sapere perché cambiano, nella illusoria pretesa che tutto debba cambiare, anche se non tutti, anzi spesso pochissimi potranno approfittarne davvero.

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